Tecnica

Vetro soffiato a lume e tecnica fenicia.

Il vetro a lume

Per lavorazione a lume si intende un ramo della lavorazione del vetro eseguito tramite un bruciatore, comunemente chiamato “cannello” in cui ossigeno e gas metano (ma in alternativa anche propano) vengono miscelati per ottenere una giusta combustione così da poter ottenere una fiamma abbastanza “calda”, all’interno della quale delle bacchette di vetro (semilavorate) possono essere fuse, (attenzione fuse non sciolte) e l’abilità manuale del lavoratore farà sì che quelle stesse bacchette diventino oggetti in vetro più o meno elaborati.

L’antica arte della lavorazione del “vetro a lume” ha raggiunto oggi una straordinaria e universalmente riconosciuta eccellenza tecnico-esecutiva. Il vetro utilizzato per questo procedimento è esclusivamente vetro di Murano, mutevole e dai diversi spessori.

Gli oggetti lavorati in questo modo includono tutti quelli che non potevano essere ottenuti con la soffiatura in fornace, che necessitavano quindi di una lavorazione più lunga, nonché di una maggiore abilità da parte del mastro vetraio. Sono, di conseguenza, soprattutto le perle ad essere create con la lavorazione del “vetro a lume”.

Con esse si creano, nell’Ottocento, utensili molto amati dalla popolazione, dalle boccette per il profumo fino alle celebri murrine figurate.

La tecnica del soffiato a lume

Dei quarant’anni di passione di Stefano Morasso per questo lavoro (e della sua tecnica di lavorazione del vetro), ha scritto anche Cesare Toffolo nel libro “Il vetro a lume”, esaltando la sua innovazione nelle tecniche del colore con il vetro di Murano.

“Dopo un apprendistato in fornace, il giovane Morasso approda nello studio del padre che, pian piano, gli trasmetterà le proprie conoscenze.

Stefano saprà distinguersi tra i lumisti di Murano per un’arguta intuizione: già da un decennio si utilizzava nell’isola un piccolo tubetto in ferro per produrre perle soffiate a lume, la visione di questa lavorazione portò Stefano al ricordo della fornace e delle sue tecniche, l’idea fu di “fondere” questi due mondi attraverso quel tubetto di metallo.

Quindi non solo piccole perle ma complessi soffiati multicolori realizzati con l’ausilio del metallico tubetto, il pensiero si focalizza su una fornace in miniatura dove il fuoco è quello del lume ma i movimenti sono quelli della fornace. La tecnica è inedita quindi tutto andava pensato, nessuno può insegnargli il processo produttivo, tutto va sperimentato e improntato.

Gli oggetti si fanno man mano più armoniosi ed i colori trovano la propria strada, sono nati dei nuovi soffiati e un nuovo modo di pensare il vetro a lume.

Stefano ha aperto una nuova strada che altri successivamente hanno deciso di seguire, questa tecnica sembra ora presente da sempre ma in realtà è nata negli anni ’80.

Fino ai primi anni 80 a Murano i “lumisti” o lavoratori del vetro a lume, producevano oggetti massicci; in prevalenza animaletti mentre la soffiatura del vetro era prerogativa della industria vetraria.

Stefano racconta che in quegli anni vendeva i suoi oggetti in vetro a diversi clienti nel centro storico veneziano che continuavano a chiedergli cose nuove da proporre nel loro negozio, fu così che ebbe l’idea di soffiare delle piccole bottiglie colorate.

All’ inizio, ci spiega Stefano, queste bottigliette erano di un solo colore poi però i colori sono diventati i protagonisti del mio lavoro.

Da quel momento Stefano ha incominciato a produrre:

calici, ciotole, candelieri, ditali, vasetti cose che nessuno prima di lui aveva pensato di creare usando il lume.

Per questo motivo la soffiatura del vetro a lume per la realizzazione di complessi oggetti come coppe viene attribuita per primo a Stefano Morasso come si può leggere nel primo volume de “Il vetro a lume” di Cesare Toffolo.

Oggi Stefano è un uomo di mezza età che, coadiuvato dalla moglie e dal giovane figlio, continua a sperimentare nuove composizioni cromatiche da soffiare utilizzando il tubetto d’acciaio.”

Tecnica di lavorazione Fenicia

La lavorazione FENICIO o STRIATO o anche PIUMATO (perché può ricordare un piumaggio) è una delle più antiche tecniche di lavorazione del vetro di Murano si possono ammirare antichi manufatti con tale lavorazione al Museo del Vetro , io la eseguo dall’inizio della mia carriera.
La tecnica di lavorazione è lunga e laboriosa e necessita di una particolare conoscenza del vetro e di una non indifferente rapidità di esecuzione del pezzo.
Attualmente sono l’unico lumista che usa questa tecnica di lavorazione.