Venezia e il vetro

Una storia d’amore lunga secoli

Chi inventò il vetro?

Dal V° millennio a.C., nell’antico Egitto, si evolve il processo della lavorazione della “pasta vitrea”, realizzata scaldando al fuoco la silice (ovvero la sabbia del deserto con la quale si ricoprono pietre che, dopo essere state bucate, si vendono e si barattano).

Sembra che siano stati i Fenici a scoprire questo materiale, una notte, accendendo un fuoco in spiaggia e trovando attorno ad esso gocce di vetro formatosi con il fuoco, la sabbia e il silicio. Furono loro ad inventare anche la tecnica del vetro soffiato e ad affinarne la composizione, realizzando oggetti di uso comune che cominciarono ad essere indispensabili per la popolazione del Mediterraneo.

L'arrivo del vetro nella Repubblica di Venezia

La Repubblica di Venezia, che nel primo millennio dopo Cristo estendeva il suo potere in una regione molto ampia, mantiene relazioni commerciali con varie popolazioni del Mediterraneo e riusce a portare questa arte alla sua capitale, dove maestri esperti si dedicarono alla sua elaborazione.

Dall’anno 1100 è necessario traslocare i forni alla vicina Isola di Murano a causa del rischio di incendi. Nasce e cresce così la fama di Murano dove le famiglie tuttora si trasmettono, di generazione in generazione, ricette e segreti che nessuno al mondo ha potuto eguagliare.

Murano si trasforma così nella capitale mondiale del vetro, formando con esso un binomio inseparabile.

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Il vetro è un materiale inorganico duro, fragile, trasparente e amorfo che si usa per creare una grande varietà di prodotti. Si ottiene per fusione a 1500°C di sabbia di silicio, carbonato di sodio e calce. Esistono infiniti tipi di vetro in funzione del suo uso; i diversi colori del vetro di Murano, ad esempio, sono ottenuti con l’utilizzo di minerali particolari uniti alla composizione base.